La tecnologia entra nelle nostre giornate molto prima che ce ne accorgiamo. La utilizziamo per informarci, orientarci, imparare, lavorare, comunicare e prendere decisioni. Spesso la consideriamo uno strumento neutrale: qualcosa che semplicemente esegue ciò che abbiamo progettato.
Ma ogni tecnologia porta con sé delle scelte.
Il modo in cui un’applicazione organizza le informazioni, il modo in cui una piattaforma suggerisce un contenuto, la facilità con cui possiamo compiere un’azione o la quantità di passaggi necessari per raggiungere un obiettivo influenzano il nostro comportamento.
Progettare una tecnologia significa quindi progettare, almeno in parte, il contesto nel quale le persone agiranno.
Ogni scelta di progetto ha una conseguenza
Quando sviluppiamo un’interfaccia decidiamo cosa rendere immediatamente visibile e cosa lasciare in secondo piano. Quando costruiamo un sistema definiamo quali informazioni raccogliere, come organizzarle e come restituirle. Quando sviluppiamo un algoritmo scegliamo quali variabili considerare e quali relazioni cercare.
Sono decisioni tecniche, ma hanno anche una dimensione umana.
Una piattaforma che rende semplice un comportamento ne può favorire la diffusione. Un sistema che rende difficile un’azione può, al contrario, scoraggiarla. Un’interfaccia chiara può facilitare l’accesso a una conoscenza; una progettazione complessa può creare una barriera.
Questo non significa che la tecnologia determini automaticamente ciò che facciamo. Significa però riconoscere che gli strumenti digitali contribuiscono a costruire gli ambienti nei quali prendiamo decisioni.
Dalla funzionalità all’impatto
Per molto tempo il successo di una tecnologia è stato associato soprattutto alla sua capacità di funzionare.
Un software deve essere stabile. Una piattaforma deve essere veloce. Un’applicazione deve rispondere correttamente ai comandi.
Sono condizioni necessarie, ma non sempre sufficienti.
Una tecnologia può funzionare perfettamente e non essere utile. Può essere efficiente ma difficile da utilizzare. Può risolvere un problema tecnico senza risolvere il problema reale delle persone che dovrebbe aiutare.
Per questo diventa importante spostare la domanda da “funziona?” a “che cosa permette di fare?”, e ancora oltre: “quale effetto produce?”
È in questo passaggio che la progettazione tecnologica incontra la responsabilità.
Progettare significa anche scegliere
La responsabilità non consiste nel prevedere ogni possibile conseguenza di una tecnologia. Sarebbe impossibile.
Consiste piuttosto nel porsi le domande giuste durante il processo di progettazione.
Chi utilizzerà questo strumento?
Quale problema stiamo realmente cercando di risolvere?
Quali persone rischiano di rimanere escluse?
Quali comportamenti stiamo facilitando?
Quali informazioni stiamo rendendo più accessibili?
Quali effetti potrebbe produrre questo sistema nel contesto in cui verrà utilizzato?
Sono domande che non appartengono esclusivamente all’informatica.
Per rispondere servono competenze diverse: tecnologia, matematica, economia, comunicazione, scienze sociali e conoscenza del contesto nel quale lo strumento verrà utilizzato.
Un digitale progettato per le persone
Pensare alla tecnologia come qualcosa di non neutrale non significa avere paura dell’innovazione. Al contrario, significa prenderla sul serio.
Significa riconoscere che dietro ogni piattaforma, ogni algoritmo e ogni interfaccia esiste un insieme di decisioni che può contribuire a rendere un’esperienza più semplice, una conoscenza più accessibile o una partecipazione più ampia.
La tecnologia diventa così non soltanto qualcosa che utilizziamo, ma qualcosa che contribuiamo a costruire.
E proprio per questo la domanda più interessante non è soltanto che cosa possiamo fare con la tecnologia, ma quale società vogliamo contribuire a costruire attraverso di essa.
