La vetrina della memoria, inaugurata il 27 gennaio 2020, propone ai passanti di mantenere viva la memoria dell’olocausto attraverso l’immedesimazione.

Dalle vecchie macchine da scrivere appoggiate a terra compaiono scritti di Primo Levi: “Se questo è un uomo“, “La tregua“, “I sommersi e i salvati“.

Grandi fotografie scattate nei campi di sterminio e durante la deportazione riempiono ogni spazio. In ogni fotografia una delle persone ritratte, rivolta verso i passanti, ha il vestito colorato di rosso, per agevolare l’immedesimazione.

A separare l’allestimento dalla strada non c’è solo il vetro, ma anche un vecchio filo spinato arrugginito, teso tra due vecchi montanti di legno a creare una recinzione. Sul filo spinato sono impigliati brandelli di pigiami a righe e brandelli di testimonianze scritte di chi è sopravvissuto ai lager di chi era addetto alle camere a gas.

La più grande delle fotografie in bianco e nero esposte dietro al filo spinato è riprodotta su uno schermo e si attiva ogni volta che qualcuno di avvicina. Uno dei protagonisti assume il volto del passante che la osserva e la veste strappata che indossa si colora di rosso.

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